Prospettiva Betlemme, n. 61 - Intervista

Prospettiva Betlemme, n. 61 - Intervista


Imparare per la vita e per la professione

Foto: © Bethlehem University

Per ben 14 anni, il prelato neozelandese Peter Bray è stato rettore della Bethlehem University e, in questa veste, anche presidente del Comitato scientifico dell’Ospedale pediatrico Betlemme. Ora fratello Bray va in pensione qualificando il suo lungo periodo in Palestina il più proficuo della sua vita, ma anche quello più difficile. (ras)

Quale importanza riveste l’università per Betlemme?
Mi viene da dirle: che cosa fa una università cattolica in un territorio con meno del due per cento di cristiani? Quello che facciamo è concentrarci sul rapporto tra insegnante e studente creando un’atmosfera dove le parti si incontrano nel rispetto e nel’aiuto reciproco. Da quasi 50 anni il nostro ateneo accoglie studenti da Betlemme, dalla regione e da Gerusalemme-Est. Ci piace dare sicurezza ai giovani. Fuori, ai check-point, rischiano interrogatori e talvolta anche arresti. Da noi trovano protezione.

Ciò corrisponde al detto «indivisa manent», quindi «rimanere uniti»?
Esatto. Insegnamo anche ad coltivare un atteggiamento buono, contro i pregiudizi e a favore di una coesistenza improntata alla pace e al senso di responsabilità. Proprio come Gesù nel Vangelo di Giovanni, venuto come colui che segue i suoi e ne è responsabile. Questo non fa che aumentare la qualità della vita, della propria ma anche di quella del prossimo.

Che cosa ricorderà certamente?
Il mio servizio è stato uno dei più difficili della vita, ma certamente anche quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni. Uno studente mi ha confidato di recente: «Possono distruggere la mia casa, togliermi la libertà ma non la mia istruzione». Manifestazioni di questo genere non possono che farti felice. Negli anni passati abbiamo potenziato anche l’infrastruttura universitaria e vogliamo continuare a incrementare la già ottima qualità della formazione.

L’Ospedale pediatrico Betlemme e Bethlehem University sono istituzioni molto famose in Palestina. Che cosa li unisce?
Prima di tutto l’eccellente collaborazione. Molte infermiere e molti infermieri dell’Ospedale pediatrico hanno studiato presso di noi. Fanno poi la specializzazione pediatrica al Caritas Baby Hospital. Modestamente parlando: la Bethlehem University offre la miglior formazione di cure infermieristiche di tutta la Palestina e l’Ospedale mette a disposizione un cospicuo numero di posti di praticantato. Quindi, entrambe le istituzioni concorrono a dare un servizio sanitario di prim’ordine. Per molti pazienti e studenti si tratta spesso del primo incontro con un’istituzione cristiana.

Persino come rettore non si smette mai di imparare. Qual è stato il maggior insegnamento che ha potuto trarre dalla Bethlehem University?
Come ogni straniero, penso ovviamente anch’io di essere sempre in grado di valutare correttamente gli eventi in Palestina. Molto spesso sono stato un illuso. Una cosa, però, mi ha segnato profondamente: la straordinaria capacità degli studenti di affrontare le sfide che qui si pongono, e la loro volontà di non mollare. Questo lascia in te un segno indelebile.

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