«La situazione è tutt’altro che semplice»

«La situazione è tutt’altro che semplice»


Sami El-Yousef è membro del Comitato scientifico del Caritas Baby Hospital.

Sami El-Yousef (SY) è l’amministratore delegato del Patriarcato latino di Gerusalemme, primo laico ad essere nominato, nel 2017, in tale funzione. Dopo gli studi in America, El-Yousef, oggi sessantunenne, ha lavorato per 24 anni presso l’Università di Betlemme, dopodiché è approdato alla «Missione Pontificia in Palestina» a Gerusalemme. Forte di una notevole esperienza, conosce a fondo la situazione dei cristiani nella regione. Livia Leykauf (LL) lo ha intervistato per noi.

LL  Le istituzioni cristiane nella regione svolgono un ruolo di primo piano. Perché?
SY  Ospedali, scuole e istituzioni sociali forniscono un importante contributo a tutta la popolazione della regione, soprattutto in quegli ambiti dove la presenza della Autorità nazionale palestinese è ancora insufficiente. Andando a colmare un vuoto trasmettiamo nello stesso tempo valori fondamentali in questa area del mondo.

LL  Sia più preciso, cosa intende realmente?
SY  Vivendo in una zona segnata da conflitti, si sente parlare un po’ ovunque di odio e di vendetta. A questo opponiamo il canone delle verità cristiane scommettendo su una buona coesistenza, sul rispetto reciproco, sulla tolleranza e sul valore della diversità. Nelle nostre istituzioni, la compresenza di religioni diverse non è un esercizio accademico ma una esperienza vissuta.

LL  Le Chiese sono anche datori di lavoro. Che peso hanno?
SY  Le istituzioni di ispirazione cristiana e le Chiese sono fra i maggiori datori di lavoro nella regione. Al momento impiegano circa 9'000 dipendenti. Queste persone, spesso con un’ottima formazione alle spalle, non sono costrette ad emigrare proprio perché il lavoro ce l’hanno in patria.

LL  Cos’è cambiato dopo l’emergenza sanitaria?
SY  La maggior parte delle organizzazioni, anche il Caritas Baby Hospital, hanno reagito tempestivamente alle varie misure adeguando l’offerta alla nuova realtà. Ne sono rimasto davvero impressionato. Per le nostre scuole, passare alla didattica a distanza ha richiesto un enorme sforzo.

LL  Di recente è uscito uno «Studio sull’influsso socioeconomico delle Organizzazioni cristiane in Palestina»*. Quanto sono ancora importanti?
SY  Per la quotidianità esse sono imprescindibili. Da anni garantiscono una solida formazione orientata al curriculum ufficiale. Si può dire che il relativo benessere dell’attuale ceto medio poggia sostanzialmente su una formazione qualificata. Tuttavia, non dobbiamo sopravvalutare la nostra influenza quanto piuttosto svolgere bene la nostra missione e restare con i piedi per terra, con umiltà.

LL  Che cosa significa tutto questo per il futuro?
SY  La situazione politica, sociale ed ecclesiale nella regione è tutt’altro che facile. Trovo indispensabile che i cristiani in Terra Santa restino, che concorrano a costruirsi un’esistenza in patria e che si prendano delle responsabilità. Senza sostegno finanziario e morale dall’estero, però, non potremmo portare avanti il nostro compito. A pagare il prezzo più alto sarebbero le persone della regione che aspirano, oggi più che mai, alla pace e a una buona vita.

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