Ogni mattina, quando arrivo al lavoro, vedo come procedono bene i lavori di costruzione dell’ambulatorio e della Scuola per madri. È un spettacolo che fa bene vedere. E le donne si rivolgono continuamente a me. Sono felici per la nostra presenza qui e per l’ampliamento della nostra offerta.
In questa regione, per la maggior parte delle famiglie, quotidianità significa lottare ogni giorno per la sopravvivenza. I generi alimentari continuano ad aumentare e le possibilità di avere un lavoro sono sempre più esigue. Tutto questo non lo avvertiamo solo nelle famiglie dei pazienti: l’importanza dell’ospedale cresce sempre di più anche perché, dopo l’Università, è il più grosso datore di lavoro di Betlemme.
Oltre 30.000 pazienti curati
L’anno scorso le cifre relative ai nostri pazienti si sono stabilite su un livello piuttosto alto. Il numero di ricoveri è salito a quota 3.854, mentre i pazienti curati ambulatorialmente sono stati 26.910, con una piccola flessione rispetto all’anno precedente. Nel 2006, causa un’ondata di influenza in Palestina e lo sciopero concomitante degli ospedali pubblici, c’è stato un incremento di casi trattati superiore alla media, che nel 2007 non si è verificato. Nonostante questo, l’anno scorso, con oltre 30.000 pazienti curati, abbiamo operato di nuovo oltre la capacità del nostro ospedale.
Sono fiduciosa del fatto che, con l’aumento della disponibilità di posti e i nuovi consulti speciali, possiamo ulteriormente migliorare l’assistenza sanitaria dei bambini di Betlemme.
In estate vengono da noi tanti bambini, che si ammalano – soprattutto nei villaggi – causa le cattive condizioni igieniche. L’acqua che bevono non è pulita. Spesso proviene dagli scarichi meteorici aperti dei tetti. Uomini e animali vivono insieme in spazi angusti. A tutto questo si aggiunge la temperatura esterna che in estate su¬pera spesso i 40 gradi. Un fisico indebolito fatica, in queste condizioni, a difendersi dalle infezioni. Le condizioni generali di salute della maggior parte dei neonati e dei bambini è instabile. Sono malnutriti, poiché le famiglie non possono più permettersi carne e verdure. Spesso pane e olio d’oliva sono l’unico cibo.
Molte persone si sono già arrese. Anch’io vedo i grossi problemi che abbiamo davanti. Ma non rinuncio alla speranza. Il nostro lavoro al Caritas Baby Hospital contribuisce a creare un po’ di equilibrio e di armonia in questa regione di crisi. Vi ringrazio molto per il sostegno che ci date. Perchè tutto questo è possibile, a Betlemme, solamente grazie a voi. Abbiamo tanto bisogno del vostro aiuto anche oggi.
Dott.ssa Hiyam Marzouqa, primario