Anche qui la lotta per la sopravvivenza ha lasciato tracce profonde. Al di fuori della famiglia non esistono infatti relazioni sociali. Invano si cercano eventi culturali: gli alberghi e i ristoranti sopravvivono grazie ai visitatori stranieri. Manca quel senso della vita che si riscontra a Gerusalemme o a Ramallah. Il periodo natalizio, però, è diverso. Quando il mondo si incontra davanti alla Basilica della Natività, a segnare l’immagine della città – malgrado la disperazione – sono la gioia e la serenità.
Cristiani e musulmani apprezzano l’atmosfera festosa della città: si sentono cori provenienti da tutto il mondo. Gli alberghi sono al completo e tutti sono in trepida attesa del grande giorno. «Betlemme è l’unico luogo al mondo in cui si ritrova il vero spirito del Natale delle origini. Né in Europa, né in America – da nessuna parte lo spirito natalizio è tanto sentito come a Betlemme», dice convinta Rima, un’infermiera del Caritas Baby Hospital. Come tanti altri cristiani del luogo, a Natale Rima lascia agli ospiti stranieri la Chiesa della Natività. Trascorre la Vigilia nella sua parrocchia. Poi, come in tutto il resto del mondo, l’evento si trasforma in una festa di famiglia.
Ma, contrariamente a quanto accade in Europa, nella famiglia palestinese moltissime persone si incontrano insieme per festeggiare il Natale. Il secondo giorno di festa è riservato invece alle visite a parenti e amici. «In questo periodo, benché faticoso, la gente può prendersi un attimo di pausa e lasciarsi andare», ci racconta suor Erika Nobs, matron, responsabile del servizio infermieristico al Caritas Baby Hospital. È felice che vi sia armonia con le colleghe musulmane e che le infermiere cristiane possano festeggiare con le loro famiglie. «Noi tutti speriamo che la luce di Natale torni a illuminare a lungo la vita di Betlemme».
Consigliera nazionale Barbara Schmid-Federer, vice-presidente Aiuto Bambini Betlemme